Mamma l’Italiani!

Diciamo pure che anche se sei a 6000 km da casa ti capita comunque di incontrare ed avere a che fare con italiani che si incontrano più o meno per caso.

Premesso che io non li cerco e mi vedo di non frequentarli, gira e rigira te li trovi per il tuo cammino.

Ecco una carrellata delle più ricorrenti tipologie:

Il Paesano: L’immigrato di lunga data … ed è già amico tuo!

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Ogni tanto capita di incontrarli. Già solo solo perché li incontri per loro è una festa. Sono già amici tuoi! E ti dicono “ma tu sei italiano? ma allora siamo paesani!” … mai usata questa parola in madre patria ma qui, da Marsala a Trieste, da Brindisi ad Aosta siamo tutti paesani.

L’irriducibile: L’immigrato come te che ha avuto a che fare recentemente o sta ancora combattendo con quella cosa chiamata IMMIGRAZIONE

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Ci si vede, si sta insieme, si scambiano avventure tragicomiche di lettere minatorie a lasciare il paese, lungaggini burocratiche, intoppi nel sistema, ritardi nelle risposte, piccoli trucchetti da immigrato … insomma si sta bene insieme, si fanno quattro risate e ci si scambiano haimé esperienze condivise.

L’idiota (architetto): se sei un contatto di un contatto non significa che siamo amici

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Un giorno mentre ero a lavoro mi arriva la notifica sul cell che un perfetto sconosciuto mi aveva scritto su facebook. Dopo qualche ora ricevo sempre sul telefono dalla stessa persona notifiche per: richiesta di amicizia su Facebook, richiesta di contatto su Linkedin, messaggio su Linkedin, email da Linkedin che mi dice che qualcuno mi aveva scritto.

Allora un po’ sorpreso penso che questo qualcuno mi deve conoscere per forza per cercarmi così insistentemente. Dopo il lavoro apro i messaggi e sostanzialmente questo dice di essere amico di “Cristina” che gli aveva detto che ero in Canada, e siccome era qui per un matrimonio voleva incontrarmi per un caffè per avere qualche informazione perché gli avrebbe fatto tanto piacere fare un’esperienza in uno studio di architettura.

Al che penso “fammi mandare un messaggio di conferma a Cristina e poi … perché no?”. Per scrupolo clicco sul suo profilo Facebook e in realtà la Cristina di cui stava parlando non era chi pensassi ma una ragazza spagnola sentita solo per email tanti anni addietro e a cui avevamo passato dei disegni della tesi. Mai vista e conosciuta realmente questa tipa. Incredulo ed indeciso se rispondere a tono dicendo “no guarda, ne dubito che questa persona ti ha detto proprio così, quindi non mi prendere per il culo e ritornatene a casa” oppure ignorarlo. E’ stata scelta la seconda opzione.

L’appena sbarcato (architetto): detto anche “io siccome che sono ganzo stanno aspettando tutti me” ma dopo aver avermi incontrato è diventato “perche cavolo non ho preso la pillola blu?!”

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Un giorno mi contatta un amico/conoscente dicendo che ha un amico architetto appena arrivato con il WHV e se potevamo vederci.

Ci sediamo e mentre mangiamo gli racconto dei problemi principali per i quali sarà molto difficile per lui trovare un buon lavoro per uno nella sua situazione (che era la stessa della mia e di Alice in passato). Gli racconto che il visto, oltre ad avere la sfiga di essere solo di sei mesi, non è rinnovabile quindi gli studi di architettura non ti prendono perché non vogliono farti il training se poi te ne devi andare; non conosci l’OBC; non hai esperienza canadese; l’inglese è importantissimo; e che gira e rigira malgrado tutte le buone intenzioni alla fin fine si va tutti a finire a lavorare nei ristoranti per questi motivi. Gli racconto della nostra storia, delle nostre vicissitudini, le peripezie, le lettere, tutto! che forse c’è una possibilità nelle costruzioni più che negli studi di architettura. Gli dò consigli per almeno provare a farcela, per portare a casa male che vada almeno una bella esperienza formativa.

Alla fine dopo che manco mi ha detto grazie, colpito probabilmente da un violento attacco di ansia o di depressione, non riuscendo ad ammettere che forse non è così facile come avesse pensato, l’unica cosa che riesce a dire è “ah vabbé, ma a te ti è andata male”. (?!)

Affermazione talmente spiazzante che non ha avuto purtroppo risposta adeguata. Col senno di poi avrei dovuto dire “e meno male che mi è andata male, se mi andava bene mi facevano imperatore della Cina?”.

Le Fans!

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Un giorno Rob mi manda un messaggio dicendo che ha delle cugine dall’Italia che sarebbero partite il giorno dopo e che avrebbero voluto incontrarmi. Al che dico OK.

Arrivati lì, mi presentano e mi sono sentito dire “ah ma noi già ti conosciamo”. Al che non capisco e guardo tutti attonito, e la seconda affermazione è stata “ma che non gliel’avete detto?” e scoppiano tutti a ridere.

Ebbene queste fans già mi/ci conoscevano perché seguono assiduamente questo blog assieme a tanti altri trovati su google in cerca di informazioni per poter forse un giorno venire  qui, e il caso ha voluto che sono imparentate con Rob.

Bella e divertente serata ma la prossima volta voglio vedere reggiseni volare sul palco.

Un saluto speciale alle fans!

Stages of Culture Shock

A grande richiesta eccoci alla nuovissima puntata della storia di come abbiamo “screwed up”* le nostre vite e siamo venuti fin quaggiù.

*: ulteriori suggerimenti di come si traduce questo phrasal verb sono ben accetti (stravolgere, incasinare, ecc), da non confondere con “fuck up” che è molto più forte.

Non ci sono grandi novità dall’ultima volta quindi vedetelo come un aggiornamento x.1. Se stavate cercando uno scoop potete smettere di leggere e ritornarvene a curiosare la vita altrui su facebook come fate di solito.

Qualche tempo fa al corso di inglese la teacher (che per la cronaca io amo) ci ha spiegato dei quattro stadi dell’emigrazione in un nuovo paese, dandoci come compito di scrivere una lettera estemporanea (si era un test di writing) ad un nostro conoscente che avrebbe dovuto ricadere in uno dei quattro stadi. Al che rifletti che ti rifletti mi sono reso conto di essere passato da poco nello Stage III e che ormai è alle spalle quello più duro, il secondo.

Ecco un piccolo schema riassuntivo:

Stage I: Non sai niente del posto nuovo, sei eccitato ed euforico dalla nuova avventura che vedi solo cose positive, tutti ti aiutano perché sei un nuovo arrivato.

Stage II: Inizi a vedere le differenze tra la madre patria e il posto nuovo, vedi il posto nuovo per nulla comfortevole, tutto sembra difficile e sospetti che non ce la farai mai, non ridi più e fai di piccoli imprevisti una tragedia, ti manca casa, ecc.

Stage III: Piano piano inizi a capire la lingua e differenti modi di vivere, ritorni a ridere e passi sopra ai piccoli imprevisti, ti senti più a tuo agio dove vivi.

Stage IV: Sei completamente integrato, riesci a goderti a pieno la nuova esperienza.

Al che voi mi direte “ci voleva uno stupido corso di inglese per immigrati per farti capire queste cose basilari di psicologia spicciola?!” ma come ben sapete io sono duro di comprendonio quindi ci deve essere qualcuno che me le spiega le cose sennò non le capisco.

Grandi indizi di questa conclusione sono: inizio finalmente a rispondere al telefono senza farmi cogliere dagli attacchi di panico, quando spunta un problema invece di fare una tragedia dico solo “che palle però” e si va avanti, cosa più importante non mi manca più il bidet! No, non vi dico il mio metodo infallibile, ci ho messo un anno ad escogitarlo ed un giorno è stata una folgorazione dopo un anno di odiare le salviette umidificate. Ho la pelle delicata io, e allora?!

Domani inizia un nuovo corso e non so chi sarà il/la prossimo/a insegnante. Quello che doveva essere il nostro prossimo insegnante (che io non credo di averlo mai visto) è morto alla scuola per un attacco cardiaco due settimane fa e abbiamo avuto supporto psicologico a scuola (non sto scherzando).

Porterò una mela all’insegnante domani? Non lo so, vedremo. Per chi non lo sapesse alle mie insegnanti ho sempre seguito le tradizioni e ho portato dei pensierini.

Tradizione canadese vuole che i bambini portino una mela alla maestra il primo giorno di scuola. Tale tradizione sicuramente dettata dal fatto che gli insegnanti una volta guadagnavano molto meno quindi erano le famiglie che in qualche modo sostentavano la insegnante, nonché per arruffianarsi la maestra in vista di bei voti.

In quanto italiano oltre alla mela ho portato anche dei cioccolatini l’ultimo giorno (Baci Perugina e Ferrero Rocher). Se se se io flirto con l’insegnante. Tutto ciò fa di me il teacher’s pet (secchione della classe).

Piccolo commento su quello che avvenuto oggi in Grecia. Europa un c4220! Da convinto europeista penso che l’Europa per come è stata pensata oggi non significa una beneamata m1nk14! O siamo tutti una grande nazione con progetti e problemi condivisi o non siamo niente. Piano piano se ne stanno accorgendo tutti che stiamo tutti facendo il gioco della Germania che tanto ha confini ben solidi ed una solida economia in culo a chi ha problemi economici e/o di immigraziona clandestina che peraltro vuole andare proprio da loro. Comunque io sono un bischero quindi la mia opinione lascia il tempo che trova.

Come stiamo? Stanchi, stressati ma andiamo avanti.

Un saluto

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Facce da Health Card

Ebbene da oggi sio io che Alice siamo coperti dalla Sanità Pubblica!

Allora voi direte “embé?” … embé?! Embé una s3g4!

In primis qui la sanità è pubblica ma non significa che la rilascino a tutti, bisogna soddisfare alcuni requisiti tra cui dimostrare che si vive qui, si è lavorato full time per almeno tre mesi e che si è in grado di lavorare per almeno 6, ma come in ogni paese che cerca di evitare truffe ed abusi la burocrazia può risultare frustrante.

Eccovi la storia:

Episode #1

Giovedì sera della scorsa settimana dopo il lavoro vado in un Service Ontario in Guelph e gli porto sostanzialmente tutta la documentazione che Alice aveva portato al consolato italiano per iscriverci all’AIRE (si siamo iscritti all’AIRE ciò significa che possiamo accedere ai servizi consolari e soprattutto dal 2015 paghiamo le tasse solo qui) più le buste paga. Il tipo allo sportello spulcia tutto e alla fine il verdetto è “portami una lettera in originale che attesta che paghi un affitto e ti faccio la health card”, ringrazio, saluto dicendo “ritornerò”. Coda 1 ora.

Episode #2

Sabato della scorsa settimana io e Alice andiamo ad un Service Ontario a Toronto, appena arrivati allo sportello la tipa esclama “ah no, voi siete nel posto sbagliato, siete stranieri, dovete andare ad un full service desk”, ci scrive un paio di indirizzi, ringraziamo, salutiamo, fuori dalla porta controlliamo sull’iPad sul sito ufficiale e scopriamo che nessun full Service desk è aperto di sabato a Toronto (?!), vabbé. Coda 30 minuti.

Episode #3

Questo giovedì dopo il lavoro ritorno allo stesso ufficio di Guelph, la nuova impiegata spulcia tutto, dopo un po’ di tentennamenti alla fine dice “ok” e mi fa la health card attiva da subito. Mentre c’ero mi sono fatto pure la Photo ID visto che mi sono stancato di andare in giro con il passaporto. Prima di uscire chiedo “può mia moglie essere coperta dalla sanità pure lei?”, lei risponde “ehm, non lo so, aspetta” e chiama il loro call centre, dall’altra parte del telefono le chiedono per filo e per segno cosa dice il contratto di lavoro, il visto, le buste paga, ecc. Dopo dieci minuti di telefonata il verdetto è “lei potrebbe essere coperta ma non lo può essere perché non lo sei nemmeno tu” e si riprende la health card (????!!!!). Incredulo e sull’orlo di una crisi di nervi chiedo spiegazioni, sostanzialmente il problema è che da nessuna parte c’è scritto chiaramente dove lavoro, c’è scritto che lavoro per T4mbr0, quanto guadagno, benefit, cosa faccio, tutto il resto ma non espressamente che lavoro in Ontario. Incazzato come una scimmia gentilmente ringrazio, saluto e le dico “torno sabato con nuova lettera e moglie”. Coda 15 minuti.

Episode #4

Stamattina determinati fino all’osso con lettera aggiornata ritorniamo lì, cerco di spiegare la mia situazione all’impiegata di turno che ovviamente rimane interedetta e non capisce il senso della mia affermazione “si, ho avuto la health card per 5 minuti” e subito chiama il call centre per cercare di fare luce sulla situazione. Legge per filo e per segno all’operatore tutto, visti, lettera, buste paga, certificato di matrimonio, alla fine ottiene il lasciapassare a farci la tanto agognata health card. Quindi da questa mattina siamo coperti dalla sanità pubblica! Coda 1 ora e 15 minuti (ma non importa).

 

Adesso ve lo IMPARO io l’Inglese!

Adesso il blog volge al Qulturale e cerca di insegnarvi un po’ di questa lingua confusa che è l’inglese.

Lesson # 1: Dimenticate tutto quello che pensate di sapere sull’inglese

Fatto? Bene!

Perché purtroppo quello che conosciamo noi dell’inglese è un’accozzaglia di termini e suoni che derivano dal british e dall’american senza più neanche più sapere in realtà qual è l’uno e qual è l’altro, e soprattutto qual è la vera pronuncia. In più ci si mette pure la TV italiana con le pronuncie sbagliate ed il gioco è fatto.

Lesson # 2: Le vocali sono il doppio delle nostre

Dimenticate i suoni delle nostre vocali (A E I O U) così come li conosciamo noi. Sono il doppio delle nostre! E non mi state a dire che tanto sono “piccole sfumature”. Se sbagliate il suono della vocale, nella migliore delle ipotesi state dicendo qualcos’altro, nella peggiore non state dicendo niente di comprensibile per loro.

I suoni sono più di dieci + diphthongs. Qui sotto potete trovare un piccolo schema riassuntivo (non esaustivo). Da notare che l’ordine in cui io ve li ho disposti è stato scelto per renderveli più familiari invece che per valenza fonetica.

    ɑ       ʌ     æ     e     eɪ     3      ɪ       i          ɔ        əʊ      ʊ        u      aɪ   aʊ    ɔɪ

balm, but, bat, bet, bait, bird, bit, beet, bought, boat, book, boot, file, fowl, foil

Se volete approfondire il discorso potete guardarvi il sito ufficiale della International Phonetic Association, e ricordatevi che questa è scEnza!

Inutile dirvi fate attenzione a pronunciare parole tipo beach, sheet, piece, sheep, ecc. perché involontariamente direste qualcos’altro tipo “The Italian Man Who Went to Malta”.

Quindi ricordatevi che book non si pronuncia “buc”, così come look non si pronuncia “luc”, sun non si dice “san” e man “men”.

Quindi ora che avete scoperto che non riuscirete a pronunciare MAI perfettamente i loro suoni possiamo andare avanti con quello che nessuno mai vi spiegherà a meno che non gli diate dei soldi.

“il mio inglese è talmente scarso che non so se ho ordinato un uccello, un orso, una barba o una birra”

Lesson # 3: Homonyms, Homographs, Homophones

Anche se loro hanno un vocabolario vastissimo perché si portano dietro antiche parole anglosassoni e parole latine insieme, nella vita di tutti i giorni vi ritroverete sempre a dover affrontare parole come queste che vi possono trarre in inganno.

Homonyms

Parole scritte e pronunciate esattamente uguali ma che hanno differente significato a seconda del contesto, se sono usate come sostantivi, verbi o aggettivi. Per esempio:

issue = problema, emettere

watch = guardare, orologio da polso

page = pagina, mandare un messaggio con uno strumento elettronico

play = giocare, suonare, spettacolo

pen = penna, recinto

bit = simple past di byte, un po’

bat = mazza, pipistrello

fine = multa, bene

nail = unghia, chiodo

book = libro, prenotare

Homographs

Parole scritte esattamente identiche ma che vengono pronunciate differentemente a seconda del diverso significato

lead: condurre /liːd/, piombo /led/

wind: vento /wɪnd/, avvolgere /waʊnd/

bass = branzino /bæs/, basso (in musica) /beɪs/

Quindi fate attenzione quando ci sono parole di questo tipo se no fate poi la figura di Alfano con il uaind.

Homophones

Parole scritte differentemente e che hanno diverso significato ma che vengono pronunciate esattamente UGUALI

flower (fiore), flour (farina) = /ˈflaʊəʳ/

to (a), two (due), too (anche, troppo) = /tuː/

throne (trono), thrown (past parciple di throw) = /θrəʊn/

mussel (cozza), muscle (muscolo) = /mʌsl/

weigh (pesare), way (via) = /weɪ/

wait (aspettare), weight (peso) = /weɪt/

which (quale), witch (strega) = /wɪtʃ/

ate (simple past di eat), eight (otto) = /eɪt/

here (qui), hear (sentire) = /hɪəʳ/

Lesson # 4: La confusione regna sovrana, i modi in cui le parole vengono scritte e pronunciate spesso non coincidono

E’ come se fossero due lingue diverse che ogni tanto coincidono e molte altre volte non c’è assolutamente correlazione tra il suono e lo spelling.

Quindi se imparate a pronunciare una parola non è detto che cambiandogli una singola lettera la pronuncia cambi di poco. Per esempio qui sotto ci sono delle parole che sono scritte quasi identiche ma di cui la pronuncia cambia notevolmente cambiandogli una sola lettera.

thought (simple past di think) = /θɔːt/

though (però, sebbene, anche se) = /ðəʊ/

tough (duro) = /tʌf/

taught (simple past di teach) = /tɔːt/

dough (impasto) = /dəʊ/

Le origini di tutta questa confusione

Ormai è chiaro che questa è una lingua che è nata parlata e che poi in un modo o nell’altro l’hanno messa per iscritto, oltretutto cercando di rappresentare i loro complessi fonemi con le lettere latine.

Se volete approfondire potete leggervi questo interessante articoletto che parla dell’origine di questo grande casino che è lo spelling.

In sintesi ci vuole tanta memoria, soprattutto per gente come noi abituata a leggere esattamente come scriviamo le parole.

Questo forse è uno degli esempi più emblematici: Choir (coro) = /ˈkwaɪəʳ/

Lesson # 5: La lettera H non è la mutolina

La H si pronuncia sempre

La H è una consonante con pari dignità delle altre, quindi va pronunciata sempre. Se non la pronunciate, come sempre non vi capiscono perché o non state dicendo niente o state dicendo qualcos’altro.

Per esempio se volete dire I hate you la H in Hate si deve sentire se no in realtà gli state dicendo Ti ho mangiato, non è proprio carino da dire.

Ovviamente poi quando iniziate a pronunciarla sempre poi scoprite che c’è l’eccezione e che in Hour non si deve sentire.

Lo TH non si pronuncia né T né D né F

Ha suoni ben precisi che derivano dalle antiche lettere (Thorn e Eth) dell’alfabeto anglosassone che sono andate perdute nei secoli, ma che però sono rimaste nel parlato.

Quindi se volete ringraziare qualcuno per esempio ricordatevi di pronunciare correttamente la TH in Thanks se no gli state dicendo serbatoi.

Lesson # 6: Le Silent letters (perché cavolo non le tolgono di mezzo e la fanno finita una volta per tutte?!)

Ci sono delle lettere che si scrivono ma che non vengono pronunciate in alcuni casi, come per esempio

La K nell’accoppiata KN

knight (cavaliere) , night (notte) = /naɪt/

knew (simple past di know), new (nuovo) = /njuː/

knife (coltello) = /naɪf/

knee (ginocchio) = /niː/

La W con WR

wright (fabbro), write (scrivere), right (giusto, destra) = /raɪt/

wrong (sbagliato) = /rɒŋ/

La P con PS e la G con GN

psycho (abbreviativo per psicopatico) = /ˈsaɪkəʊ/

gnome (gnomo) = /nəʊm/

In parole tipo Walk, Talk, Could, Should, Would, ecc. la L non si sente, come del resto la T in parole tipo Listen, Often, ecc.

would (verbo modale che indica geramente volontà), wood (legno) = /wʊd/

Lesson # 7: Sapere la grammatica è importante

Anche se per parlare con loro ci vuole più velocità che correttezza gramaticale perché se vuoi dire qualcosa e ti sei già perso tra dove quando e perché mettere il Do, ecc. e i madrelingua si sono già stufati di stare ad aspettare te, la grammatica è importante.

Anche perché dopo quando gli dimostri che, anche se hai lacune grandi come una casa, sai abbastanza bene la grammatica, riesci a spaziare nei tempi abbastanza correttamente, e soprattutto la conosci leglio di loro; loro ti guardano con ammirazione perché in realtà non la conoscono. Loro sanno che quella cosa si dice così perché hanno detto sempre così e tutti dicono così. Del resto se ci pensate nemmeno noi sappiamo perfettamente la nostra grammatica.

Lesson # 8: Quando non riesci a pronunciare una parola fare lo spelling non aiuta

Purtroppo è vero. Il loro spelling è talmente incasinato che parlando può succedere che non riuscendo a pronunciare una parola di cui sai perfettamente come si scrive, se gli fai lo spelling non li stai aiutando perché uno non vedono la parola per iscritto, due probabilmente non sanno fare lo spelling manco loro.

Lesson # 9: L’importanza del “Please”

Se la lingua inglese vi sembra molto educata e cordiale è anche perché trovate tante volte please. Il motivo forse è che essendo nelle conversazioni tendenzialmente meno espressivi rispetto alle popolazioni del Mediterraneo, la presenza o meno del please nella frase indica se una cosa si sta chiedendo o si sta ordinando.

Questo comporta che le mie email spesso hanno una concentrazione di please di densità pari a quella del piombo, non sia mai che io appaia maleducato ai loro occhi.

Lesson # 10: Il Verbo Puffare “Get”

Se eravate convinti che il vero verbo puffare era Do visto che serve come base per domande, negazione, ordini, enfatizzazione ecc. ebbene vi sbagliate.

Il vero verbo puffare è Get. I significati sono innumerevoli rendendolo praticamente indispensabile per dire la qualunque.

Procurarsi, ricevere, diventare, arrivare, prendere, capire, riuscire, dovere, procurarsi, ecc. quindi si possoni dire frasi intere con almeno tre o quattro get che hanno significati completamente differenti.

Lesson # 11: Le parole con la stessa radice latina spesso non aiutano

Può succedere che ogni tanto vuoi dire qualcosa e ti salta in mente una parola che hai visto da qualche parte e che ha la stessa radice latina della nostra, al che tu tutto fiero la dici pensando di azzeccarci, ed invece hai detto tutta un’altra cosa.

Per esempio prendiamo tre parole italiane Noioso, Fastidioso, Pignolo e tre parole inglesi Annoying, Boring, Fastidious al che tu pensi almeno che Noioso = Annoying e Fastidioso = Fastidious … SBAGLIATO

Annoying= Fastidioso, Noioso=Boring, Pignolo=Fastidious

Anche se fastidious non è molto usato, più popolari sono fussy, picky, particular e anal. Lo so a cosa stanno pensando le vostre menti malate, ma questo è un altro tipo di anal, anche questa è SCIENZA!

Lesson # 12: I Frasal Verbs questi sconosciuti

Fondi attendibili mi dicono che sono circa 2000, quindi arrendiamoci. Non li impareremo mai tutti.

Anche se generalmente c’è sempre il modo di dire la stessa cosa senza usare un frasal verb, e che nello scritto dovrebbero essere evitati, loro li amano alla follia. Li amano talmente tanto che può succedere che te ne dicono uno in un discorso (quindi quello che ai tuoi occhi viene visto come un verbo a caso più una preposizione a caso), tu molto interessato chiedi spiegazioni su cosa vorrebbe dire, al che ti guardano e ti danno una spiegazione meravigliosa, ti danno un altro frasal verb per spiegarti quello di prima. E’ una sensazione magnifica.

Lesson # 13: Le forme contratte

Eh eh eh … qui casca l’asino. Anche qui arrendiamoci. Diciamo che per carpire il suono di una D o una S nel bel mezzo di una frase sparata alla velocità del suono e che potrebbe essere l’unica cosa che potrebbe aiutarti a capire meglio se un fatto è realmente accaduto o accadrebbe ci vuole una capacità inaudita. Ogni tanto mi immagino che se avesi i sottotitoli quando mi parlano sarebbe tutto più semplice.

Lesson # 14: La voce nasale

Purtroppo anche questo è vero e probabilmente è una cosa tipica nord americana soprattutto nelle donne. Già sei confuso, già non capisci benissimo quello che ti dicono e poi ti capita il/la tipo/a con la voce nasale.

Alcuni di questi esemplari a stento aprono la bocca e, mentre ti parlano, percepisci un mormorio omogeneo anche se dentro di te sei sicuro che quelle siano parole.

Lesson # 15: Parlare con altri immigrati

Diciamo che gli immigrati come te parlano più lentamente dei madrelingua quindi in teoria dovresti riuscire a capirli meglio. In reltà quasi sempre gli immigrati si portano dietro le interferenze dalla propria lingua madre, quindi non pronunciano adeguatamente i suoni come dovrebbero. Sicuramente anche loro pensano la stessa cosa di noi (vedi lessons #2,3,4,5,ecc).

Lesson #16: La bastardizzazione della tua lingua

Hai il cervello talmente in pappa che alla fine ti ritrovi a non saper scrivere correttamente nella tua lingua madre, e a dire cose che mai avreste pensato di dire tipo fidda il gatto, crossi il bordo, ecc. Il giorno che dirò parkare la macchina la transizione sarà completata del tutto.

Firmato un immigrato allo sbaraglio che ha imparato tutte queste cose sulla propria pelle.

“Oggi ho proprio voglia di farmi una nuotata!

Eccomi qui con un post velocissimo…

Un esempio di vita quotidiana a Toronto.

Oggi mi sono svegliata con la voglia di andare a farmi una nuotata in piscina, ho controllato sul sito del comune di Toronto le piscine pubbliche nei dintorni e gli orari di apertura del nuoto libero e dato che nel pomeriggio dovevo andare al lavoro, ho scelto una piscina in direzione Down Town.

Nuoto libero venerdì mattina disponibile dalle 10:30 alle 12:55 , non chiedetemi perché e 55…

Vi lascio una serie di foto della struttura, esterno ed interno…

   

 

  

 

 

Dall’ingresso puoi vedere già l’interno della struttura, che é nuovissima come potete vedere.

   

Si prosegue verso gli spogliatoi…

   

  

Che sono promiscui…l’unica differenza che fanno é indicarti di andare a cambiarti nella parte opposta a quella in cui ci sono i bambini con le mamme e babbi vari…per comodità.

Le cabine per spogliarsi sono spaziosissime, pulite e attrezzate di sedute e ganci a gogo.

Armadietti e armadioni a disposizione…

….musica di sottofondo ovunque, molto piacevole…anche in vasca.

 

Ed eccovi le vasche con area per idromassaggio rilassante post nuotata …. Che ovviamente ho provato!

   

 

Foto a fine turno….alle 12:55…

   

 

 Insomma…spettacolare!

Ah, mi sono scordata un’altra cosa,  il prezzo…

…é free…..il nuoto libero non si paga nella maggior parte delle strutture pubbliche di Toronto…

Un bacio a tutti! Vado a lavorare, stasera faccio chiusura😉

Relax…Primi scorci di vera primavera

Oggi vi mostro un po di foto, so che ne avete bisogno!

E racconterò poco, so che ne avete bisogno! 😉

Ieri abbiamo approfittato della splendida giornata, 18 gradi e ventilata, per andare a visitare una nuova parte di Toronto  che ancora non avevamo avuto modo di vedere: alla Humber Bay, Sunnyside Park, ovvero le Western Beaches.

Tutti ora hanno voglia di aria aperta, prati e pic nic, come abbiamo potuto constatare in ogni parco urbano sul nostro cammino.

   

 

Quindi arrivati a destinazione abbiamo iniziato a goderci questa piacevole porzione di costa…

   

   

Sembra che la stagione stia iniziando seriamente nel verso giusto…temperature in aumento, giornate assolate…mancano ancora le foglie ma le gemme stanno per sbocciare,Gianlu conferma!

  

Dopo una decina di minuti che eravamo li , Gianlu esulta!….

  

Si é accorto del camioncino dei gelati!

Quindi ci siamo presi un ice cream a testa e abbiamo continuato a passeggiare…ci stava bene devo dire…

   

   

   

Questo é uno dei tanti esempi della filosofia locale: perché tagliare l’albero quando si può fare un buco nel tavolato e continuare il percorso pedonale in serenità….?

Giusto…nulla da dire, anzi!

   

Acqua limpidissima…freddina probabilmente…ma la sensazione é quella del mare e si fa fatica a rendersi conto che é un lago! Con una vista a perdita d’occhio…in cui la linea di orizzonte é acqua…   

Alla fine abbiamo fatto una camminata di 4,3 km…da rifare, è da tornarci quando escono le foglie!

     

Un bacio a tutti e alla prossima!

Quello che mi piace e quello che non mi piace

E invece no, voglio darvi lo stesso qualcosa di cui discutere e commentare mentre state comodi comodi sulle vostre poltrone a guardare tutta ‘sta storia con il vostro pacchetto di pop corn e occhiali 3D.

Ecco una lista di tutto quello che mi piace e che non mi piace dello stare qui.

Quello che NON mi piace:

– Scordatevi il bidet! Perché anche se sei distrutto la sera e vuoi solo crollare a letto, ti devi devi fare la doccia anche se non vuoi, anche se l’avevi fatta la mattina perché se non poi ti brucia il sederino. L’unico modo per avere un bidet è comprarsi una casa e farselo installare come cavolo ti pare.  Al che si aggiunge che l’unico modo per comprare una casa è ottenere la Permanent. (Ora che avete scoperto l’unico vero motivo per cui mi preme ottenere la permanent, e che non mi piace fare la doccia possiamo andare avanti).

– Il tempo (Meteo) diciamo che è uno schifo per 3/4 mesi se sei fortunato. Neve dappertutto, fa freddo, temperature sotto lo zero per mesi. Tutto studiato e finalizzato a prevenire gli effetti del gelo, del ghiaccio, della neve, del congelamento, ecc. Se vi piace la moto scordatevela a meno che non vi piaccia accarezzarla in garage per sei mesi. (Ora che avete scorperto che l’adolescente frustrato che voleva la moto è ancora vivo possiamo passare al punto successivo).

– Basta un niente per farmi cadere in depressione per il mio inglese. Colleghi e amici madrelingua mi fanno sempre i complimenti mi continuano a dire che conoscono gente che è qui da 5 anni e non spiccicano parola, ma basta anche una sola telefonata di cui non capisci assolutamente quello che ti stanno dicendo che senti andati all’aria mesi di progressi. (Quindi non capisco quando mi parlano e mi esprimo a gesti).

– L’immigrazione è un casino! Noi stiamo pagando anni dove entravano cani e porci senza regola, il nuovo sistema fa schifo, è pura propaganda per far vedere ai canadesi che il loro governo pensa a loro, ma in realtà non funziona, se ne sono accorti anche i giornali. Malgrado il governo continua a dire che in questo modo prenderanno solo i migliori, in realtà in tanti mettono in dubbio la trasparenza anche se sembra che il sistema che c’era prima alimentava un bel po’ di corruzione. Ora nell’ultimo mese hanno iniziato a chiamare anche chi non ha un LMIA positivo, e da questo fine settimana sono nella pool manco fossi un pesce. (Quindi sono frustrato perché quelli brutti sono passati tutti e io che sono bravo e bello mi vogliono rispedire a casa).

– Per far studiare uno dei due e quindi far lavorare a tempo pieno l’altro stiamo spendendo un qualcosa come una Panda chiavi in mano. (Sono uno spilorcio).

– Qui diciamo che la vita è più cara che da noi. Per esempio la telefonia costa un casino, io pago 45$ al mese per avere un qualcosa che si avvicina al piano che avevo in Italia. (Sono uno spilorcio e due).

– Per comprare una birra da tenere in frigo o una bottiglia di vino (entrambe care asserpentate) devi andare nei negozi specializzati manco fossi uno da tenere d’occhio. (Sono un alcolizzato).

– La mia vita consiste in lavorare tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 17:30 circa. Lunedì e mercoledì corso di inglese. Se mi riesce martedì e giovedì piscina. Venerdì sera mi precipito a Toronto per il corso di Revit. Cerco di passare più tempo possibile con Alice il sabato. La domenica ritorno a Guelph e si ricomincia tutte le sante settimane. (Sono sempre il solito lamentoso).

– Ancora dopo tanti sacrifici siamo ancora alla ricerca di un po’ di normalità, e non riusciamo ancora a prevederne l’arrivo. (Lamentoso 2).

Cosa mi piace:

– Qui faccio un lavoro per chi ho studiato, che mi paga bene, che mi da soddisfazioni, che mi prospetta carriera e che mi sta facendo fare una bella esperienza. La sera non arrivo a casa distrutto o demotivato perché a)non mi pagano b) non mi pagano abbastanza c) mi hanno fatto sentire un deficiente tutto il giorno d) mi hanno fatto pesare che mi pagano troppo per quello che valgo o faccio e) mi tengono all’oscuro dei fatti perché non vogliono che io cresca professionalmente f) si sfogano con me perché sono frustrati che l’attività gli va male g) sento che sto sprecando solo tempo perché in realtà non sto imparando niente.

– I mezzi pubblici funzionano, per certi aspetti meglio a Toronto perché sono 24 ore su 24, per altri meglio a Guelph perché essendo una piccola cittadina anche se i bus sono meno frequenti ma almeno sono puntuali. Gli autisti ti salutano e ti ringraziano, e tu saluti e ringrazi quando scendi.

– Sono tutti gentilissimi (meno a Toronto per la verità).

– La tassazione è più bassa che da noi (anche se loro si lamentano che è alta)

– La disoccupazione è senza dubbio più bassa (anche se loro si lamentano che è altissima 6%)

– La criminalità è bassa (qui è normale avere la porta di casa aperta, io non lo farei lo stesso ma loro lo fanno), qui non leggo continuamente notizie di omicidio/suicidio

– Sanità ed istruzione sono pubbliche (lo so è come da noi ma non è cosa da poco in Nord America)

– Non ci sono organismi terzi pagati con le nostre tasse che dettano le regole e l’agenda di governo. Noi stiamo ancora a parlare sempre delle stesse cose da decadi, perché guai a toccare quello che è tradizione millenaria in barba al multiculturalismo e alla diversità di opinione.

– Qui ancora i giovani contano e hanno tante opportunità. Sicuramente meno che in passato ma le aziende credono ancora nel training dei nuovi assunti perché devono essere autonomi nel più breve tempo possibile.

– Le aziende pagano metà fees per i corsi correlati al campo che i dipendenti scelgono di fare perché arricchisci le conoscenze dell’azienda (la ditta mi rimborserà metà corso quando l’avrò completato).

– Ho la sensazione che qui ci sia la certezza della pena e che se i politici sgarrano la loro carriera è finita per sempre.

– Penso che Guelph sia un buon posto dove metter su famiglia, certo mi ci vorrà la macchina, non posso continuare a viaggiare con i mezzi pubblici a vita .

– La velocità e la semplicità della burocrazia è disarmante (Ovviamente questo discorso non si applica all’immigrazione dove c’è proprio la volontà politica di frenare l’onda migratoria).

– La velocità e la semplicità dell’accesso ai prodotti bancari è anch’esso disarmante. In tre giorni ci sono state rilasciate le carte di credito eppure siamo i perfetti sconosciuti che da un momento a un altro possono scappare o essere costretto a lasciare il paese. In Italia la prima volta mi ci sono voluti 2 mesi ed ero cittadino e cliente da più di dieci anni. Qui non vanno nei matti per  contanti e movimenti bancari sopra i 1000$. Se fai casino con gli assegni te li strappano davanti senza ammattire con burocrazia loro interna, se li perdi non devi andare dalla polizia,  se succede qualcosa di strano non ti mettono nella black list. Per loro far girare il denaro è di vitale importanza, ma è anche vero che loro sperano che fai la cazzata così poi ti ammazzano di commissioni.

– Se quando fai la denunzia dei redditi chiedi il rimborso diretto delle tasse, ti arriva l’assegno a casa dopo poche settimane. Se lo fai da noi ti ci vogliono almeno due anni quindi alla fin fine sei costretto a metterli a credito per il prossimo anno.

– Poi ci sarebbe anche un’altra cosa che mi piace ma non conta. E’ come se ti piacciono i dolci, sei in una pasticceria piena e sei diabetico.

Un anno

Quindi, ebbene e perdunque è passato un anno da quando sono qui.*

*: Se consideriamo il mese passato in Italia come una lunga e forzata vacanza.

Era il 9 aprile del 2014 senza la benché minima idea di cosa sarebbe successo e tanta tanta paura dentro di aver fatto la più grande cazzata della tua vita. Non dirò “sembra passato ieri” perché in realtà in quest’anno è successo di tutto, quindi il solo pensarci non mi fa credere che in realtà è passato così poco.

L’ultimo post ha scaturito i commenti più disparati. Ammetto di avere sbagliato a scrivere lo stesso giorno che era arrivato il diniego (me l’aspettavo ma sotto sotto speravo il contrario). Avrei dovuto aspettare un paio di giorni, ma quel giorno non avevo potuto prendere il solito bus delle 5:35 per tornare a Toronto costringendomi a passare due ore (in cui ero già depresso) sorseggiando cioccolata calda in un bar in downtown, era primavera solo per il calendario perché fuori c’erano ancora cumuli di neve dappertutto … ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere il taxi, la tintoria non mi aveva portato il tight, c’era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette! … Quindi diciamo era una giornata “no”. Io ho provato a sdrammatizzare un pochino come faccio di solito (vedi commento numero 2), ma non potendo sapere la domanda non potete cogliere l’ironia.

Comunque tornando a noi, ebbene giovedì è passato un anno!

Ho portato la torta in ufficio. Tutti mi hanno fatto le congratulazioni e qualcuno mi ha anche detto “dovresti cantare oh Canada oh Canada”. La mia risposta è stata no.

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Oggi diciamo che è veramente il primo giorno di primavera, temperatura di ben 18/20 gradi e gente in maniche corte … ad agosto andranno in giro con l’aria condizionata portatile penso.

Di foglie sugli alberi nemmeno l’ombra, di fiori neanche a parlarne … ma sono tutti usciti fuori dalle tane.

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Ciao

P.S. Lo so vi ho deluso, niente post depressi oggi.

Ed ora una bella storia…The Maple Syrup!

Eccomi qui dopo il post di Gianlu a farvi partecipi di una delle esperienze canadesi che ti lasciano un sorriso.
Mi sento in dovere di fare un appunto a ciò che Gianlu ha scritto.
Al di là che continuo a pensare che lui sia troppo specifico nel raccontarvi delle cose che sinceramente non credo vi interessano particolarmente, perché fanno in realtà parte di un lungo processo di eventi volti ad un fine….e la frustrazione provata da noi é semplicemente perché vediamo che la strada si fa un po più lunga di quello che speravamo.
Ma soprattutto ci tengo a dire che la nostra frustrazione é data anche perché al momento dobbiamo continuare ancora per un po’ la vita da “separati” vedendoci solo due giorni nel fine settimana, ammesso che in quel fine settimana io non sia per metà del tempo al lavoro.
Per chi ci conosce bene, sa che questa é la parte più difficile per noi, vivere non costantemente insieme. Che ci volete fare, siamo una coppia appiccicosa! Fatevene una ragione!
Per il resto stare in questo paese meraviglioso ha un mucchio di lati positivi, e non passa giorno in cui non ne rimanga stupita o affascinata o semplicemente mi dia la conferma che é uno dei luoghi giusti nel mondo dove costruire un futuro.
Il fatto che il processo di immigrazione sia lungo e contorto é un’altra cosa.
Vedetela un po’ come del buon autentico aceto balsamico…..é favolosa la sensazione di assaporarlo e gustarlo abbinato ai più svariati cibi…ma senza un processo di produzione e di invecchiamento di oltre 20 anni alle spalle, non si potrebbe ottenere tutto ciò.
Quindi, torniamo a noi, scommetto che non tutti sanno da dove proviene il famoso è utilizzatissimo Sciroppo d’Acero.
Noi eravamo troppo curiosi di vederlo…E dato che ora é la stagione della “raccolta” domenica scorsa abbiamo fatto il tour presso una fattoria vicino Guelph.
Un’esperienza che assolutamente andava fatta.

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Dato che siamo arrivati sul luogo ad ora di pranzo ci siamo riempiti la pancia, dopo un’attesa di 30 min abbondanti al freddo fatta dai nostri temerari tre uomini, con dei buoni e sostanziosi pancakes affiancati dallo sciroppo d’acero di loro produzione e salsicce sempre nostrane.

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Dopo di che abbiamo fatto il tour della tenuta.
La raccolta del maple sap ( ovvero del succo dell’acero) viene effettuata quando le temperature salgono un po, verso la primavera, nel momento ottimale in cui oscillano dai -5 gradi di notte ai 5 gradi diurni, preferibilmente soleggiati.

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In quel momento gli alberi di acero iniziano ad avere un alta attività linfatica, per cui vengono realizzati dei piccoli fori su ognuno a cui si attaccano dei tubi di plastica, come viene dettagliatamente illustrato anche all’interno della sala “mensa”

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e viene creata una rete di condotti che riversano in tubi più grossi che si dirigono al punto di raccolta dal quale viene pompato il succo direttamente al macchinario specifico alla fattoria.

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É una sorta di grande bollitore a fasi, che riduce il succo che si presenta al 97% d’acqua a sciroppo nel giro di un’ora.

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Il sistema antico, di bollitura, impiegava invece un giorno ed una notte per terminare il processo come ci ha mostrato un eccentrico personaggio lungo il percorso.

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É stata una giornata rilassante e formativa! E possiamo dire che ora sappiamo da dove salta fuori lo sciroppo d’acero!

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Un mese, la primavera … e cos’altro?

Quindi, ricapitolando è già passato un mese da quando siamo ritornati qua e non so che pensare.

Nel senso che pochi di voi sanno che nel frattempo mi hanno già rifiutato la pratica per la Permanent Residency per uno stupido quanto imperdonabile errore. La pratica (quasi un chilo di roba) è ritornata indietro al mittente perché non sono stati allegati all’originale dell’educational assessment le fotocopie del titolo di studio italiano. Lasciando perdere il come, il perché, come mai, ma che c’entra, il fatto è questo. E’ sfuggito a me, è sfuggito ad Alice, è sfuggito alla consulente. In ogni caso è colpa mia.

Comunque, molti di voi si staranno chiedendo “che problema c’è? hai già tutti i documenti pronti, alleghi le fotocopie e la ripresenti!” e la risposta purtroppo è NO.

Adesso dal primo di gennaio le pratiche per la Permanent che prima erano sotto altri programmi tipo

– FSWP Federal Skilled Worker Program per chi aveva almeno esperienza di un anno all’estero in una delle professioni richieste

– CEC Canada Experience Class per chi aveva almeno esperienza di un anno in Canada

si fanno tramite un programma innovativo, fichissimo, rivoluzionario che è stato lungamente propagandato come la soluzione a tutti i mali dell’immigrazione e che si chiama Express Entry.

Vi faccio il riassunto del riassunto del riassunto.

In pratica si compila un profilo on-line dove ci metti tutti i dati che hai a disposizione tipo english assessment, educational assessment, esperienza all’estero, esperienza qui, ecc. insomma tutto. Dopodiché se raggiungi un minimo di punteggio ti inseriscono in quella che loro chiamano la “pool” … (io ho già fatto la simulazione e con il punteggio sarei ammesso, e comunque vi risparmio tutto il resto di cui nessuno ci capisce niente) … alla fine della fiera un giorno forse l’immigrazione ti manderà l’invito a presentare domanda per la permanent.

Se per caso hai un LMIA positivo l’invito a presentare richiesta della permanent è scontato. Se non ce l’hai diciamo che il CULO è l’unica cosa che possa aiutare.

Voci di corridoio dicono che praticamente l’unica cosa che a loro interessa è se hai o non hai un LMIA. Fine. That’s it. Non importa più quanti anni è che stai qui, cosa hai fatto, quanto sei legato. Il futuro per la tua permanent è dettato da un LMIA.

Lasciamo perdere tutte le critiche che un programma del genere si porta dietro, del tipo quello di mettere sullo stesso piano uno che viene dal Kazakistan che non ha mai sentito parlare di un paese tendenzialmente freddo in Nord America che mette lo sciroppo d’acero dappertutto con un lavoratore temporaneo (come lo sono io e altre migliaia) che magari ha studiato qui, che è qui da diversi anni, che è integrato, ecc.

Lo so qualcuno starà dicendo che cavolo, se lo facessimo noi verremmo tacciati per razzisti, ecc. però loro fanno i loro interessi, e tragicamente se il kazakistano ha il culo di avere un LMIA positivo va avanti, tutti gli altri no.

Piccolo aggiornamento, proprio oggi la compagnia ha ricevuto la risposta per il mio di LMIA. Ebbene è negativo (sono passati 7 mesi da quando avevano iniziato e quattro da quando l’avevano spedito). Si sono appesi a delle differenze tra l’annuncio ed il contratto di lavoro. Inutile dire che l’avevo fatto presente mesi fa, che dovevamo cambiare l’annuncio che così non andava bene, ecc. ma mi è stato risposto “no, non c’è bisogno”. Quindi è così. Se il mio capo ne ha voglia e ci tiene ad avermi nella sua compagnia così come dice la ripresenta, se no non lo so.

La differenza è che ora abbiamo un visto 1 anno + 1 anno, dopodiché? Boh!

Quindi non c’è un piano. Il piano è VEDREMO! Forse spunterà qualcos’altro, forse troveremo un modo, forse ci stancheremo anche, NON LO SO.

Vi posso dire che il cervello all’inizio l’aveva presa male, da un paio di settimane si è arreso all’idea di essere nuovamente temporaneo/precario senza mai ancora programmare un maledettessimo accidente.

Negli ultimi tempi e anche quando ero in Italia ho ricevuto alcune/molte osservazioni critiche.

Ad alcune di esse vorrei rispondere:

– Non siete qui quindi non potete sapere esattamente cosa accade e come la stavo/sto vivendo quindi non rompete.

– Hai perfettamante e maledettamente ragione, ma che devo fare? Ormai ci sono e vado avanti. Fammi mettere qualche soldo da parte e fra due anni almeno quando dovrò riprogrammare nuovamente la mia vita almeno avrò una bella esperienza da rivendere da qualche altra parte.

– Mi piacerebbe ma non posso.

– Vi prego abbiate almeno un po’ di rispetto per tutti i sacrifici che abbiamo fatto e che stiamo facendo.

Lo so a voi basta sapere se stiamo bene, se è tutto a posto, ecc. La risposta è si. Quindi se avete letto fin qui vuol dire che un po’ vi importa.

Questa settimana abbiamo fatto richiesta per le carte di credito e ci sono state approvate presentando le buste paga senza congelare soldi come avviene di solito con gli stranieri, e ieri sono andato per la prima volta alla piscina accanto casa. No obbligo cuffietta in vasca, ma divieto di camminare con ciabatte vicino la vasca, quindi piedi nudi.

Non vi posso dire qui cosa succede a lavoro perché ho firmato una nota di riservatezza, però penso che questa ve la posso mandare.

C’è chi c’ha i piccioni sul tetto … e noi abbiamo le oche!

Ciao e alla prossima (forse).

oche